Quando il cinema esplode

(Questo articolo è stato pubblicato con un altro titolo su Nuovo Quotidiano di Puglia, marzo 2016)

Enrico Magrelli. L’ideatore di Hollywood Party di Rai Radio 3 sulla critica cinematografica 2.0, tra social e nuovi linguaggi

Quando il cinema esplode

Dura la vita del critico, al tempo in cui il cinema evade dallo schermo, corre velocemente lungo i propri cambiamenti, è ormai “esploso” in una marea magmatica di immagini. Lo stato di salute della critica cinematografica è precario, e «non è solo colpa dei critici che non hanno fatto il vaccino»: la metamorfosi è costante e bisogna stare in allerta. Per Enrico Magrelli la sfida quotidiana con il cinema del presente si consuma davanti ai microfoni di Hollywood party, la trasmissione di Radio 3 dedicata all’audiovisivo. Giornalista e critico cinematografico di lungo corso, vicedirettore del Bif&st di Bari, Magrelli si affida a una formula ampiamente sperimentata, dalle monografie sui “grandi” – come Robert Altman e Roman Polanski – fino all’ultima intervista a un autore esordiente: avvicinare il pubblico, spargere suggestioni, evitare come la peste di sostituirsi al regista. Questa mattina, a Lecce, parlerà di “Critica trans-mediale: radio, televisione, social media”, ospite del convegno “La critica dell’audiovisivo – Stato dell’arte, stato di allerta”, presso il Rettorato dell’Università del Salento. Continua

Contro il codice binario

(Questo articolo è stato pubblicato, in forma ridotta e con un altro titolo, su Nuovo Quotidiano di Puglia, febbraio 2016)

Silvia Calderoni. In MDLSX, l’ultimo lavoro dei Motus, è “testimone” di un’identità che non si rassegna ai confini di genere, nazionali o anagrafici

Contro il codice binario

«L’identità è una variabile infinita, un algoritmo impronunciabile». Può, un corpo nudo, parlare di confini geografici? Possono una barba e un urlo di donna divenire il manifesto di un’identità politica contemporanea, europea, “post-nazionalista”? Per MDLSX, la performance firmata Motus che approda domenica alle 18.30 ai Cantieri Koreja di Lecce, lo scavo nei generi sessuali offre il fianco a un’indagine aperta. Portavoce o “totem” – come è stata definita – del progetto, Silvia Calderoni, l’attrice premio Ubu che quest’anno segna i dieci anni di collaborazione con la compagnia romagnola, tra le più fertili, e inquiete, della scena teatrale contemporanea. Inquieta anche la ricerca di Calderoni. In lei, corpo fisico e corpo attoriale si fondono perfettamente lungo i tratti aguzzi che delimitano un incarnato di marmo e muscoli tempre tesi e pronti a scattare. Un corpo che, in sé, dichiara guerra all’immagine mainstream della donna; ma a fare la differenza è soprattutto la sua capacità di “innescarsi”, di mettersi in scena senza risparmio, contorcendosi di dolore o ballando al ritmo accelerato dei beat, nel dj set che chiude lo spettacolo. Continua

«Noi, trentenni, donne, con il sogno della ricerca nel Salento»

(Questo articolo è stato pubblicato con un altro titolo su Nuovo Quotidiano di Puglia, febbraio 2016)

Clover Therapeutics è una startup fondata da tre giovani ricercatrici che hanno messo a punto un sistema innovativo per la cura del tumore alla vescica. Già finalista del concorso BioUpper, ha ottenuto 95mla euro dalla Camera di Commercio di Bari

«Noi, trentenni, donne, con il sogno della ricerca nel Salento»

Per molti è un tramonto hawaiano e una tavola da surf, tanti altri lo tratteggiano su una mappa che abbraccia più continenti, per qualcuno, invece, il paradiso in terra ha luci al neon, provette, microscopi, nel recinto di pochi metri quadri. Per Vita Guarino, Ada Potenza e Valeria Rizzello, le chiavi del paradiso sono quelle del laboratorio in cui, tra una manciata di giorni, inizieranno a lavorare operativamente al brevetto di un sistema che potrebbe cambiare la vita dei malati di tumore alla vescica.

Se hai trent’anni e hai passato tutta la vita tra libri ed esperimenti, fare della ricerca il tuo lavoro è meglio di un sogno tropicale. Se vivi in Italia, poi, al Sud, saltare a piè pari le difficoltà della ricerca accademica e trasformare il bagaglio di conoscenze scientifiche in impresa, è una soddisfazione che ti si legge in faccia. Continua

«Fondamentalismo, una questione politica»

(Questo articolo è stato pubblicato con un altro titolo su Nuovo Quotidiano di Puglia, febbraio 2016)

Massimo Introvigne. Il sociologo cattolico che guarda al mix di politica, religione e contesto sociale per spiegare i nuovi terrorismi.

«Fondamentalismo, una questione politica»

«Essere continuamente additati come terroristi è una profezia che si autoavvera. Certo, c’è comunque di mezzo una scelta di tipo ideologico». Politica, religione e contesto sociale si fondono nella visione del fondamentalismo islamico di Massimo Introvigne. Il sociologo è intervenuto ieri pomeriggio all’Hilton Garden Hinn di Lecce, al convegno promosso da Alleanza Cattolica e Progetto Osservatorio, “Terrore in nome di Allah. Dallo stato islamico alle nostre città. Che cos’è, come prevenirlo, come affrontarlo”. Introvigne, reggente vicario di Alleanza Cattolica, è fondatore e direttore del Cesnur, Centro studi sulle nuove religioni. Docente di Sociologia dei movimenti religiosi all’Università Pontificia Salesiana di Torino, ha sviluppato la teoria dell’economia religiosa di Rodney Stark, applicando categorie socio-economiche allo studio dei fondamentalismi. Continua

«Holstebro, un’utopia realizzata»

(Questo articolo è stato pubblicato con un altro titolo su Nuovo Quotidiano di Puglia, gennaio 2016)

Davide Barletti. Teatro e comunità, il sogno possibile dell’Odin Teatret. “Il paese dove gli alberi volano”, il documentario firmato con Jacopo Quadri, racconta i giorni della Festuge per i cinquant’anni dell’Odin.

«Holstebro, un’utopia realizzata»

La prima scena – una strada asfaltata sotto un bianco cielo del Nord e una dozzina di ragazzi africani che la percorrono facendo acrobazie con una naturalezza disarmante – ha già in sé la forza di un manifesto. Siamo a Holstebro, cittadina della Danimarca che è poco più di una virgola sulle mappe geografiche, eppure è in grado di evocare magia e rivoluzione in chiunque, nel mondo, conosca il teatro contemporaneo. Qui Eugenio Barba impiantò, nel ’66, l’Odin Teatret, fondato due anni prima in Norvegia e qui, mezzo secolo dopo, Davide Barletti e Jacopo Quadri sono approdati per carpire l’eredità, più che mai vitale, di quell’avventura. Continua

«La nostra rivoluzione quotidiana»

(Questo articolo è stato pubblicato con un altro titolo su Nuovo Quotidiano di Puglia, gennaio 2016)

Eugenio Barba, “padre” dell’Odin Teatret. A lui è dedicato il documentario di Davide Barletti e Jacopo Quadri, “Il paese dove gli alberi volano”. Nel 2016 torna a Lecce per un progetto in collaborazione con i Cantieri Koreja. E – dice – non ammette Capitali della cultura che non sostengano il teatro

«La nostra rivoluzione quotidiana»

Molto più che un palcoscenico, il teatro è lavoro fisico, pratica “politica”, incontro tra popoli e generazioni, e «può interferire nella vita quotidiana delle persone»: parola di Eugenio Barba, il “padre” dell’Odin Teatret, a cui è dedicato il documentario di Davide Barletti e Jacopo Quadri. Il gruppo tornerà nel Salento proprio quest’anno. Ma, ammonisce Barba, perché possa realizzarsi il potenziale magico del teatro c’è bisogno che anche la politica faccia la sua parte, a differenza di quanto è accaduto nella città candidata a Capitale europea della cultura. Continua

Il controesodo verso il Salento

(Questi articoli sono stati pubblicati con altri titoli su nuovo quotidiano di Puglia, gennaio 2016)

Direzione Salento. Alessandra Crocco, attrice, dopo tre anni a Milano ha trovato a Lecce il proprio trampolino di lancio

«Qui c’è spazio per il teatro contemporaneo. Una città più viva di altre del Meridione»

La prima stazione a Nord, alla volta di un circuito affermato, poi, di virata, il cambio di direzione verso un Sud profondissimo ma ribollente di nuovo fermento. Quando ha scelto di saltare sul treno del teatro professionale, Alessandra Crocco è salita su una carrozza diretta a Lecce. E vi ha trovato un luogo accogliente per stabilire la propria dimora d’artista. Continua

L’Accademia parla cinese

(Questo reportage è stato pubblicato con un altro titolo su nuovo Quotidiano di Puglia, gennaio 2016)

Anche all’accademia di Belle arti di Lecce arrivano gli studenti provenienti dalla Cina. In un anno il numero di matricole è raddoppiato, mentre i salentini diminuiscono. Il direttore Delli Santi: «Per noi risorsa anche economica»

L’Accademia parla cinese

Per il primo è stata quasi un’impresa donchisciottesca, gli altri sono stati incuriositi dal passaparola, infine la sigla formale di due convenzioni ha fatto il resto. E così oggi un piccolo popolo di studenti cinesi affolla corridoi e laboratori dell’Accademia di Belle arti di Lecce. Quasi settanta ragazzi, fiore all’occhiello di un’Istituzione che punta fortemente a internazionalizzarsi, ma che rappresentano, allo stesso tempo, un’ancora di salvezza nel pieno di un’emorragia di iscritti salentini. Continua

Pareti scrostate, fili a vista, pozze d’acqua. Il “lato B” dell’Università del Salento

(Questi articoli sono stati pubblicati con un altro titolo su nuovo Quotidiano di Puglia, gennaio-settembre 2016)

Inverno 2016. Viaggio nelle sedi universitarie di Ingegneria, Matematica e fisica, Archeologia, frequentate da centinaia di studenti.

Pareti scrostate, fili a vista, pozze d’acqua. Il “lato B” dell’Università del Salento

Gli appendiabiti in aula sono vuoti, a lezione è d’obbligo tenere addosso cappotto e sciarpa, dato che i riscaldamenti non funzionano. C’è chi si diverte a fare strani riti propiziatori per evitare che piova, e i corridoi – ma anche i laboratori pieni di fili elettrici – si allaghino. Alcuni fanno di necessità virtù, e hanno preso l’abitudine a una sana passeggiata, per raggiungere i bagni, un po’ più confortevoli, che si trovano nell’ala opposta dell’edificio. Intanto, all’esterno e all’interno il lento logorio del tempo continua a “rosicchiare” l’intonaco e, nel peggiore dei casi, interi pezzi di cemento, che si sbriciolano dando luogo a un inconfondibile aspetto “a gruviera”.

Benvenuti all’Università del Salento, nelle sedi di Ingegneria, Matematica e fisica, Archeologia, dove la frequenza delle lezioni diventa, per centinaia di studenti, una sorta di sfida quotidiana di resistenza ai disagi. Continua

«Il nuovo orizzonte, il Bacino del Mediterraneo»

(Questo articolo è stato pubblicato con un altro titolo su Nuovo Quotidiano di Puglia, gennaio 2016)

Roberto Cingolani. Il direttore dell’IIT ha lavorato all’Università del Salento per quindici anni, dove ha fondato il National nanotechnology laboratory

«Il nuovo orizzonte, il Bacino del Mediterraneo»

Un “matrimonio felice” tra nanotecnologie e ricerca agroalimentare potrebbe salvare l’Università del Salento, sottraendola a un probabile destino da cenerentola. Ma anche una nuova bussola, che punti al bacino del Mediterraneo per vincere la scommessa dell’internazionalizzazione e attrarre un potenziale inedito di studenti. Roberto Cingolani ha lavorato all’Ateneo salentino per quindici anni, prima di seguire l’ambizioso progetto dell’IIT. Un’avventura partita proprio dal Salento, e che qui prosegue, oggi, con il Centro di nanotecnologie biomolecolari. Eppure tanti, secondo il fisico, restano i nodi da sciogliere per contribuire allo sviluppo dell’Università, dalle infrastrutture alla “litigiosità” della comunità accademica. La partita da giocare è di fondamentale importanza in un anno di “vacche magre” per l’Ateneo, tra la riduzione drastica dei fondi ministeriali e una crisi delle iscrizioni che, tuttavia, fa trasparire timidi segnali di ripresa. Continua